monstra

zingaro in Giurisprudenza.

sabato 4 luglio 2009

prova

vedimao sa va bene

--
Per favore una risposta di esatto ricevimento.
Cordiali Saluti.
Avv. Cosimo Saracino

lunedì 3 novembre 2008

Ripresa

Da questo mmomento riprendo il mio Blog.
Inizio postando quanto scritto dal Comitao pro fogna



Stim.mo Signor
DIRETTORE
GIORNALE DI SAVA



Stim.mo Signor
DIRETTORE
Vivavoce







Alle Signorie Loro Ill.me,
il sottoscritto Presidente del Comitato si rivolge, al fine di esternare la posizione del Comitato circa l’articolo del Dott. Casaburi pubblicato sul «Gior-nale di Sava» il 31/10/2008.
Nel nostro paese ormai è impossibile trattare razionalmente il tema della fo-gna o, meglio, della sua mancanza. Il cosiddetto dibattito pubblico si articola ormai esclusivamente sul dualismo «il Comitato ha fatto bene a chiamare le Iene» oppure «il Comitato ha fatto male».
E’ una questione falsa. Sfrontatamente falsa. E le urla con la quale viene posta non la rende vera.
E’ paradossale che vi siano cittadini che invece di vergognarsi per lo schifo in cui viviamo si sente umiliato perché qualcuno l’ha fatto vedere!. E’ un po’ come se una persona febbricitante, invece di curarsi dalla febbre, eliminasse il termometro, pensando così di eliminare la malattia!
Ed invece no! Appare sempre più evidente che se non eliminiamo il problema della fogna non esisteremo più come Comunità.
Purtroppo qui a Sava, oggi come prima, coloro che hanno ed hanno avuto il po-tere (che guarda caso sono sempre gli stessi!) ne fanno ed hanno fatto l’uso peggiore e il popolo viene solo «tenuto a bada» con falsi ragionamenti. Come quello del Dott. D’Oria di uno tsunami legislativo; ma che avrebbe colpito solo Sava, visto che in tutti il resto d’Italia –calabria compresa- i depuratori e le condotte fognarie venivano costruiti.
Falsi ragionamenti… sì, ma fatti da veri e propri marpioni della politica che invece di servire Sava ed i savesi si sono di essi serviti.
Per raggiungere posti di potere in AqP od Ente pubblici in modo da sistemare se stessi ed i propri accoliti e parenti costoro non hanno esitato a farsi stra-da con false promesse ed impegni solenni!
Ma, secondo il dott. Casaburi, i savesi mica si sono adombrati per questo stato di cose. Cioè per essere stati sempre presi per il culo da chi avevano e-letto.
No! Macchè!
I savesi si sono sentiti «derisi ed umiliati» dalla trasmissione delle Iene!
E l’economia?
Il vero danno non è quello di vedersi le proprie campagne come discariche.
No! il danno maggiore lo hanno creato coloro che tale schifo lo hanno mostra-to! Gli antichi greci chiamavano questo modo di ragionare «logos stomantikos»: un ragionamento di merda.
Per favore non scherziamo!
Sono decenni che i potenti di turno qui a Sava non fanno altro che parlare di fogna - guarda caso sempre e solo in prossimità dell’elezioni – e sempre hanno insufflato i cittadini con l’imminenza di una svolta «definitiva».
In linea con il sistema di menzogne istituzionalizzate del quale ho appena detto, il Giornale di Sava non perde l’occasione per annunciare che «le immagini sono state montate solo per suscitare ilarità e volgarità».
Dunque, secondo il «logos stomantikos» del dott. Casaburi, non è (amaramente) ilare che il Sindaco, mentre il Paese sprofonda nella merda, il Sindaco dica «che non vede il problema» o non c’è volgarità nella scoperta da parte della cittadinanza di una convivenza forzata con i propri ed altrui escrementi. No. Macchè. L’ilarità è data dal «montaggio delle immagini»!
Certo non saranno le Iene a risolvere il problema delle fogne ma anche la lo-ro calata ci aiuterà.
Vuole sapere perché? E presto detto.
Possiamo distinguere la popolazione savese grosso modo in tre parti, più o meno corrispondenti ad un terzo per ognuna.
Una parte sente l’impellenza del problema perché avendo costruito nel rispet-to della legge ed essendo dotata di fossa biologica è costretta a svuotarla men-silmente con cifre erosissime e per giunta vivendo nella puzza.
Una parte, pur non avendo l’impellenza economica, sente l’urgenza sanitaria di risolvere la situazione.
Ed infine un'altra che avendo pozzi a perdere non partecipa né dell’una né dell’altra.
Ebbene la trasmissione aiuterà costoro a capire che non sono monadi ma che vivono in una comunità e che i problemi dei concittadini sono anche i suoi.
Grazie alle Iene molti hanno iniziato a pensare che il problema debba trovare una soluzione. Ed una soluzione collettiva. Lo impone una sempre maggiore Civil-tà nella convivenza.
Le Iene ci hanno aiutato a farci capire che la mancanza delle fogne danneggia tutti.
Infatti la mancanza delle fogne, oltre che danneggiare economicamente quei cittadini che più hanno rispetto della Legge (e già questo è eticamente vomite-vole), ci va vivere in un sistema di gravissima corruzione sanitaria e morale che porta noi stessi a considerarci cittadini d’infima classe. Quasi impotenti.
Ed invece no. Non lo siamo.
Se capiremo il valore della ragione e se anche quei 2/3 di noi smetteranno di concentrarsi sulla nostra specifica condizione di «privilegiati» perché conser-vano i loro escrementi sotto il pavimento e capiranno l’«inaccettabilità» della altrui (ma anche loro) condizione di vita.
La vera, definitiva, soluzione del problema vi sarà quando tutti quanti capi-remo che è meglio lottare pubblicamente, alla luce del sole, per ottenere un du-raturo diritto (la fogna) che starsene rintanati nelle proprie case a conservare l’incerto ed illecito «privilegio» di avere un pozzo nero che, sperdendo nel suolo i liquami, ci fa risparmiare - è vero - un po’ di quattrini ma che ci sporca l’anima e forse, nel tempo, ci sporcherà pure la fedina penale (non di-mentichiamo che un reato penale punibile con la reclusione).
Il Comitato conclude dicendo che se la venuta delle Iene fosse servita sol-tanto a far sottoscrivere a Lei ed a tanti altri cittadini l’epigramma conclusi-vo della trasmissione, già sarebbe un buon risultato. Non che sarebbe la fine dei nostri problemi. Questo no. Ma certamente sarebbe un buon contributo all’inizio delle loro soluzione.
IL PRESIDENTE
(Peppino De Maglie)

domenica 29 giugno 2008

A-MARE

Ho passato un pomeriggio a mare; San Pietro in Bevagna; litoranea salentina, per l'esattezza. Mare veramente caraibico, acqua bassa che si riscalda subito.
Mi sono allontanato a nuoto ed ad una cinquantina di metri mi trovo un sacchetto di patatina.
Ritorno a riva e mi trovo in mezzo ad una famigliola chiassosa che pranzava sotto l'ombrellone e lasciava mozziconi e lattine sulla spiaggia (liberta).
Non c'era uno straccio di vigile.
Siamo sicuri che la maggior parte della gente voglia il rispetto del diritto? non è che si chieda il dirito solo qunado non mi è più concesso il privilegio?

sabato 31 maggio 2008

CITTADINANZA IMPERFETTA
Nella manifestazione del 24 maggio 2008 mi è accaduto un increscioso episodio.
Dalle parti dell’ex esercizio commerciale «Ottica Galeone» sono stato minacciosamente avvicinato da un Cittadino rimastomi sconosciuto che, seccato perché avevamo interrotto il transito del Suo veicolo, si è rivolto contro di me, ma in realtà prendendosela con tutti coloro i quali marciavano per protesta, dicendo che Gli avevamo rotto il c...o con la nostra marcia, che non solo perdevamo il nostro tempo ma che Gli facevamo perdere anche il Suo, eccetera.
Io Gli risposi che invece di lamentarsi contro la nostra protesta avrebbe dovuto partecipare alla marcia perchè la mancanza della fogna era un male per tutti i e che quei cittadini che, pur avendone la possibilità, non protestavano, preferendo attendere gli esiti favorevoli della fatica altrui, erano da considerarsi cittadini imperfetti e dunque parassiti sociali.
Ebbene il suddetto cittadino si sentì offeso dalle miei parole e quasi mi aggredì fisicamente dicendomi che Lui non intendeva perdere tempo a protestare, ma che, nonostante ciò, non avevamo il diritto di chiamarlo parassita.
La discussine si accese abbastanza animatamente.
Ad un certo punto io Gli chiesi cosa avrebbe fatto qualora il sistema fognario fosse entrato in funzione. Costui mi disse, testuale ed in colorito vernacolo, che erano «C…i sua». Al che io mio permisi di di replicare che con ciò si contraddiceva. Ricordo quasi esattamente le parole che gli dissi: «Vede Lei dicendo che saranno «C…i suoi» se allacciarsi o meno alla rete fognaria, ha giustamente affermato una Sua libertà di scelta. Ma, Le faccio notare, che ora questa Sua libertà non esiste. Infatti pur volendo farsi “sti benedetti C…i Sua” non potrebbe in ogni caso farlo. Lei non può decidersi se allacciarsi o meno ad una rete fognaria: non può farlo e basta. Gli s’impedisce, cioè, di farsi “i C…i Sua”. Dunque, se per davvero Lei volesse farsi i “C….i Suoi”, cioè essere libero di decidere, dovrebbe necessariamente partecipare alla protesta perché solo in tal modo Le verrebbe riconosciuta la possibilità di collegarsi alla rete fognaria con ciò ottenendo l’esercizio della Sua libertà di scelta; cioè farsi per davvero i “C…i Suoi”. Non partecipando, Lei si limita solo a subire gli esiti delle scelte altrui; cioè ad accogliere quei “C…i” che altri hanno scelto per Lei». (Molti avranno riconosciuto in questo mio percorso sillogistico una molto spinta volgarizzazione del pensiero del Borghesi per come espresso nel suo bellissimo libro «Il soggetto assente. Educazione e scuola tra memoria e nichilismo», di cui consiglio vivamente la lettura. L’autore, dopo una appassionante digressione antropologica, arriva all’inappuntabile conclusione che i maggiori danni nella Storia dell’Umanità non siano stati procurati dai malvagi ma dai cittadini imperfetti, per l’appunto parassiti sociali.).
Ritornando all’increscioso episodio, ricordo che il suddetto cittadino, sempre sconosciuto, rimase un po’ perplesso. Poi si rimise in auto, bofonchiando qualcosa che il sottoscritto, data la progressiva maggiore distanza, non riuscì a capire.
Peccato. Avrei voluto sapere cosa opponeva a quelle mie estemporanee considerazioni.
Nel caso in cui dovesse leggere questa mia lettera, vorrei tanto che mi rendesse palese la sua risposta che sarei felice di raccogliere purché fosse ragionevole.
Altrimenti, per favore, quando, dal sottoscritto, o da qualcuno di quei cittadini che hanno sottratto tempo ed energie della loro vita per partecipare alle manifestazioni per la fogna, si sentirà chiamare «cittadino imperfetto e dunque parassita sociale» non si inalberi ed accetti questa definizione che Le verrà rivolta. Senza urli e strepiti, ma solo e sempre ragionevolmente.

Etichette:

domenica 18 maggio 2008

umiltà ed umiliazione

Il sig. Giuseppe De Maglie, Presidente del Comitato per la salute pubblica, è una brava persona. Veramente. Pur essendo una persona intelligente, preferisce non apparire tale per forza. E' umile. Come molte delle persone che aderiscono al comitato. Ma proprio per questo non andrebbe umiliato. Ne lui come persona; nè come Presidente del Comitato. Quello che è accaduto venerdì prima del Consiglio è vergognoso. Intendetemi: non per lui, ma per i Consiglieri comunali di Sava.
Codesti Signori e gradi professionisti dovrebbero ricordare che è loro compito è pure ascoltare e che non c'è alcuna norma che impedisca ad un Presidente di una associazione di cittadini di essere sentto in sede consiliare prima dell'inizio dei lavori. L'appellarsi ad una (fantomatica) legge, guardandosi bene dal farne nome e cognome di questa (numero ed anno di pubbcazione) è solo manifestazione di prepotenza e volontà di umiliazione verso chi pure si è presentato educatamente e con umilità a chiedere qualcosa per il bene dei cittadini.
Se anche fosse esistente tale fantomatica legge, si ricordino costoro che la legalità senza politica si riduce, alla fine, a conservazione dell'esistente. Ma Sava non puà conservare l'esistente. Perchè il nostro esitente è nella merda e conservando l'esistente non faremo altro che conservarci nella merda.

giovedì 3 aprile 2008

Pizzuti

Avendo deciso di far di questo blog una sorta di diario con persone lontane o per luogo o per tempo ripubblico una senteza da far schifo con le dovute sottolinature che riprenderò dopo.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale di Taranto in persona del giudice don. Ferdinando PIZZUTI ha emesso la seguente
SENTENZA
nella causa civile in primo grado, iscritta al n.1295 del Ruolo Generale anno 1997 riservata per la decisione nell'udienza del 23/6/2000, avente per oggetto "appe1lo avverso sentenza del Pretore di Taranto - Sezione di Manduria"
TRA
LEO Gregorio e DI NOI Bruna domiciliati in Sava alla Via M.Scevola n.l9 presso l'avv. Cosimo Saracino, dal quale sono rappresentati e difesi, come da mandato a margine dell'atto di citazione in primo grado.
APPELLANTI
PERRUCCI Antonio, residente in Manduria, APPELLATO-CONTUMACE

Nell'udienza di precisazione delle conclusioni il procuratore degli appellanti ha cosi concluso:
~Piaccia all'Onorevole Tribunale, in riforma dell'appellata sentenza, cosi decidere:
1> Dichiarare nulla l'obbligazione cartolare posta a fondamento dell'atto di precetto, == ponendo nel nulla lo stesso e; o dichiarano comunque ineftìcace per le raL'ioni tutte espresse ai punti A>-B)-CI-D)-fr> della esposizione della citazione di l~ e che sono ripetute nella esposizione che precede.
tj ~ ¾ (¾' ~
<Èfr¾Q<%~x 2) Ordinare al convenuto la restituzione di quanto eventualmente pagato
dagli appellanti in forza della reformanda sentenza,
3) Condannare il convenuto al pagamento di tutte le spese della presente lite
e per entrambi i gradi, diritti ed onorari di difensore compresi, di cui si
chiede la distrazione a favore del sottoscritto procuratore anticipatario".
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto del 2615/97 Gregorio Leo e Bruna Di Noi proponevano appello nei confronti di Antonio Perrucci avverso la sentenza del Pretore di Taranto -Sezione distaccata ai Manduria - emessa tra le parti il 17/7/96 con la quale
era stata dichiarata inammissibile l'opposizione della Di Noi e rigettata ~ f?%7 quella del Leo come proposta contro il precetto intimato a quest'ultimo dal
;.ò:~%HdettoPerrucci. ~:~"/~remesso in fatto che le cambiali azionate erano state emesse dal Leo in
occasione dell'acquisto di mobili da parte della di lei madre, Bruna Di Noi, presso l'esercizio commerciale del Perrucci, censuravano l'impugnata sentenza: I) perché aveva ritenuto che il regolamento cambiario suddetto integrasse un accolio del debito della Di Noi da parte del Leo a soli fini di garanzia, e non invece, come doveva ritenersi, una donazione indiretta, illegittima per difetto di forma; 2) perché aveva erroneamente affermato che gli opponenti Dì Noi e Leo non avevano provato in prime cure la malafede del Perrucci, che invece si era ricevuto gli effetti cambiari del Leo consapevole dell'incapacità naturale di costui.
Nella contumacia dell'appellato, all'esito della fase preliminare, la causa veniva assegnata in decisione nell'udienza del 23/6/2000 sulle conclusioni trascritte. L <7 1 MOTIVI DELLA DECISIONE
L'appello non è fondato e va respinto. Invero il primo giudice, a norma dell'art.232 c.p.c., per la mancata risposta della Di Noi alla prova per interpello, ha ritenuto istruttoriamente acquisito che, come sostenuto dal Perrucci, le cambiali erano state emesse dal Leo su iniziativa della madre, la quale, acquistati i mobili, priva di contante e di credito, aveva voluto così garantire il pagamento di essi al Perrucci a mezzo degli effetti rilasciati dal figlio Leo, riconosciuto come persona solvibile. In tale contesto in cui nessuno ha parlato di donazione, nemmeno il Leo nel suo formale interrogatorio, non v'è spazio per ritenere che nella specie il regolamento
cambiario abbia costituito un atto di liberalità indiretta, in considerazione A' anche sia del fatto che l'iniziativa che portò all'emissione degli effetti è stata
Quanto al secondo motivo di gravame, basta rilevare che dagli atti del giudizio di primo grado non risulta per alcun verso la asserita incapacità naturale del Leo e che, a fronte dell~ordinanza pretorile che non ha ammesso le prove orali su tale punto, gli appellanti non hanno chiesto in questo grado la rinnovazione dell'istruttoria. A E
i
La Di Noi infine, la cui opposizione è stata dichiarata inammissibile in prime
cure, non ha esplicitato alcun motivo di gravame contro tale statuizione. Stante la contumacia dell'appellato, nulla per le spese processuali.
P.Q.M.
il Tribunale di Taranto, 3A sezione civile, sentito il procuratore degli appellanti nelle sue conclusioni, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, rigetta l'appello proposto da Gregorio Leo e Bruna Di Noi con atto del 26/5/97 nei confronti di Perrucci Antonio avverso la sentenza, che conferma, emessa tra le parti dal Pretore di Taranto - Sezione di Manduria -il 17/7/96.
Nulla per le spese.
Taranto, lì 8/11/2000

martedì 1 aprile 2008

risposta Travaglio

No. Non sono d’accordo. Sono vent’anni che esercito l’avvocatura. E non posso essere d’accordo. Anzi mi meraviglio come possa dirlo Travaglio che pure ha potuto verificare gli incredibili errori “rite et recte” che commettono i Giudicanti (se Iddio me lo consentirà pubblicherò una serie di veri e propri orrori). L’appello essendo un “revisio prioris istatiae” consente di meglio filtrare il materiale istruttorio. Dato il luogo ed il momento mi fermo qui. Comunque si dice che quattro occhi vendono meglio di due. Vale pure nell’ambito giudiziario.