monstra

zingaro in Giurisprudenza.

lunedì 31 marzo 2008

PRESENTAZIONI

Lo scopo di questo blog è lasaire una traccia della condizione della mia vita. Minima. Ma onesta. Ora mi presento.
Sono una avvocato di Sava, provincia di Taranto.
La mia provincia è forse la peggiore d’Italia. Vi è il più alto tasso di mortalità per tumori. Vi è sporcizia assoluta. Dentro e fuori. Le nostre campagne, prima le più ricche d’Italia, sono un immondezzaio. Non c’è un solo metro quadrato di buona terra di campagna non «coperto» dal suo ufficiale sacchetto della spazzatura.
Il nostro Paese di 18 mila persone è il peggiore della peggiore provincia d’Italia. Non abbiamo fogna e le nostre case hanno un buco sotto il pavimento dove scarichiamo i nostri escrementi che vengono prelevati per mezzo di aspirazione con autobotti.
Le mosche e le zanzare sono nostre quotidiane compagne di vita da cui la notte ci difendiamo attraverso i condizionatori, accessi anche d’inverno.
Non c’è agricoltura, non c’è turismo, c’è solo l’ILVA che sfama subito ed ammazza dopo. Ma lentamente. In una sorta di vivo baratto cui si perde sempre nel cambio.
L’anima delle persone è come il paesaggio: devastato. Fottere e (cercare) di non farsi fottere. I vincoli sociali sono ridotti ai parenti stretti, e pure con timore di percosse psicologiche. La bontà, la disponibilità, la partecipazione ai problemi altrui sono caratteri sempre più recessivi nella popolazione. In ogni successiva generazione nascono meno individui dotati di tali moduli comportamentali.
La delinquenza da noi è come la presenza delle mosche sui volti dei bimbi africani nella pubblicità dell’AMREF. E’ inutile fare pure il gesto di toglierle, tanto ritorneranno prima ancora che la mano abbia compiuto per intero il suo giro. Ho subito tre attentati.
Da noi non c’è il problema della regola. C’è il problema del campo in cui le regole dovrebbero cadere.
Ma la nostra, vera, grande sfortuna è che non facciamo parte del Darfur: se ne facessimo parte avremo perlomeno il diritto all’assistenza delle ONG internazionali, come la Croce Rossa.
Non tutto però va male. Un vantaggio a vivere a Sava c’è. Non c’è un solo immigrato. Siamo Italiani al 100 per 100. Buoni per la Lega.
Non sono fuggito perché pensavo di poter fare qualcosa. Ma ho perso e non mi sono salvato.

mercoledì 26 marzo 2008

lunedì 24 marzo 2008

Fogna, Bertoldo e Sava

Per quanto sia sicura che nessuna verrrà a trovarmi su questo blog (sing!) continuerò a scrivere. Per quelche smarrito navigante faccio presente che il mio Paese è ancora sprovvisot di fogna.
FOGNA, BERTOLDO E SAVA
Si narra che tempo addietro vivesse in una certa località un certo Massar Bertoldo, di professino contadino. Che, come tutti i contadini, era di scarpe grosse ma di cervello fino.
Per seguito ad una serie di disavventure, che qui non vi racconto, il Re lo condannò a morte ma, siccome era affezionato a Bertoldo che, in passato, aveva reso utili servigi, gli concesse di esaudire un ultimo desiderio.
Bertoldo allora chiese di poter scegliere la pianta del giardino del Re dove avrebbe dovuto essere impiccato. Il re glielo concesse.
Massar Bertoldo allora scelse una quercia appena nata e disse che quello sarebbe stato l’albero cui avrebbe dovuto essere impiccato. Il boia che l’accompagnava strepitò e disse che ci sarebbero voluti secoli acché la suddetta quercia arrivasse ad essere tanto forte da consentire l’impiccagione di un uomo. «Pazienza. Non ho fretta. Aspetterò» fu la risposta dell’arguto Massar Bertoldo.
Anche dalle nostre parti vi è un simile Massaro.
Con due differenze.
La prima che non è contadino. Anzi è Sindaco di una cittadine a noi vicina.
La seconda è che non aspetta la crescita dell’albero dove impiccarsi ma della condotta sottomarina dove far scaricare le acque reflue di Sava. A voglia dirgli che le acque reflue (ovvero di gabinetto) sono per il 92% per cento fatte d’acqua… che la stessa, ove opportunamente trattata può essere usata per l’agricoltura che ha tanto bisogna d’acqua… che è uno spreco ed un pericolo prelevare dalla falde acquifere e poi buttare a mare tant’acqua… che non tutte le città del mondo hanno a disposizione un mare o corso d’acqua dove scaricare… e così via.
Niente. Niente da fare. Non si convince.
E se pure gli è stato ordinato diversamente. Niente da fare. Ha fatto ricorso al Giudice contro il decreto del Governatore. Vuole solo e solamente la condotta e che sia grande. Sempre più grande. Come la quercia per Bertoldo. Solo che anche a distanza di secoli le querce crescono. Per natura. Ma finora la scienza non ha repertato prove sicure di crescite naturali di condotte sottomarine.
Tutti comprendiamo il rifiuto di Massar Bertoldo nel non voler prendere in considerazione alcuna altra diversa modalità per farsi impiccare. Ma di codesto nostro più vicino Massaro comprendiamo un po’ meno l’ostina-zione nel non voler prendere in considerazione alcuna ipotesi alternativa alla (in)naturale crescita della condotta sottomarina.

STO CAPENDO

Sarà vero?

domenica 23 marzo 2008

24-03-2008

So bene che non avrò visitatori ma, per il momento, meglio così.

mercoledì 19 marzo 2008

19-03/2008 - FAG + SC Cx UG
Ho assistito una donna lasciata dal marito con due figli minori.

L’ex marito era la persona più squallida che abbia mai visto in vita mia.

Lavoravano in fabbrica entrambi.

Poi lui conobbe una donna molto ricca che s’innamorò di lui. Costui lascio moglie e figli.

Mi disse che la vita che faceva prima non era vita. Alzarci ogni mattina alle 5, lavorare, mangiare, dormire. Ogni giorno e per tutti i giorni dell’anno. Senza speranza di poter migliorare la propria condizione ma con la solo paura di peggiorare. Per lui non era vita ma schiavitù.

Mentre con l’altra donna innamorata poteva godersi la vita: non lavorava e si dedicava alla sola pesca per hobby.

Ovviamente, oltre a non lavorare, non aveva nulla a lui intestato.

Siccome alcune sentenze della Cassazione affermano che si presume la comproprietà dei beni arredanti la casa, io chiesi all’ufficiale giudiziario di presenziare al pignoramento al fine di pignorare ogni bene che non fosse con sicurezza appartenente alla nuova compagna dell’ex marito.

L’Ufficiale Giudiziario, senza avvisarmi, girò la richiesta al Magistrato il quale, in calce alla mia richiesta, scrisse che la legge permetteva al solo creditore di presenziare al pignoramento e non invece all’avvocato da questi nominato.

Pertanto, senza avvisarmi, l’UG procedeva al pignoramento che ebbe esito negativo perché in tuta la villa e rimessa per barche non si trovò un solo bene che potesse attribuirsi con scurezza al debitore.

Siccome avevo studiato che il pignoramento è atto tipico dell’UG e che non è dato al Giudice alcun potere di decidere in merito alle modalità di effettuazione dello stesso, io ho fatto causa all’UG. Ritenevo che costui non potesse rifiutare la mia presenza durante l’effettuazione del pignoramento.

Esito primo grado: rigetto con condanna alle spese perché, secondo la convinzione del Magistrato, la legge consente la sola presenza personale dell’ufficiale giudiziario. Pertanto, a prescindersi dal provvedimento del Magistrato, l’UG aveva il dovere di rifiutare la presenza dell’avvocato difensore del creditore.








Faccio Appello. Esito 2do grado: rigetto con condanna alle spese perché, pur essendo fondato l’appello in quanto era vero che il difensore potesse compiere tutti gli atti del processo che dalla legge non sono espressamente riservati alla parte (art. 84 cpc) ed il pignoramento non è un atto fra questi), tuttavia non avevamo provato che, ove l’avvocato fosse stato presente, l’esito del pignoramento sarebbe stato diverso (come cristo facevo a provarlo se non mi si dava la possibilità di accedervi! Probatio diabolica).

Ricorso per Cassazione. Esito: rigetto del ricorso, sempre con condanna alla spese perché l’Ufficiale Giudiziario non poteva rifiutarsi di eseguire l’ordine del Giudice, senza punto decidere né se l’UG avesse il diritto di girare la richiesta di presenziare al pignoramento al Magistrato (inutiliter interrogatus, inutiliter sententiam) né se il Magistrato avesse titolo ad emettere il suddetto provvedimento (Iudex extra territorium –inteso come competenza- est privatus). La Corte non dice come sia arrivata a tale pronunciamento. Non indica alcuna fonte normativa od un suo precedente. Nulla. Solo due righe. Ma una sentenza può essere solo un atto di forza dello Stato-Organizzazione? Non dovrebbe pure essere un atto di persuasione del giusto e dissuasione dal torto?

Risultato: la mia Assistita è sprofondata senza ritorno sia economicamente che moralmente. Le hanno pignorato e venduto tutto. E’ costretta a vivere letteralmente in un buco ed a subire l’aiuto della Parrocchia, nonostante lavori tanto, fino allo sfinimento. Ed intanto l’ex marito passa la sua esistenza fra pesca hobbistica e biliardo, vivendo coccolato in una bella casa con accanto una donna ricca ed innamorata, fottendosene beatamente della condizione di vita dell’ex moglie e dei figli.

Ricapitolando:
1mo) tre rigetti fondati tutti su ragioni diverse ed opposte uno dall’altro;
2do) non ho capito se l’avvocato possa partecipare o meno al pignoramento;
3zo) non ho capito se il Magistrato abbia potere decisionale in merito alla partecipazione e meno dell’avvocato durante l’esecuzione del pignoramento;
4to) non ho capito quale tipo di controllo possa esercitare la Parte che, fatta la richiesta di far presenziare il proprio difensore alle operazioni di pignoramento, venga ex festum a sapere che l’UG non ha dato corso alla sua richiesta ed ha effettuato da solo il pignoramento e con esito negativo.;
5to) ho capito, però, che la verità del noto apoftegma «cane non mangia cane» riguarda pure la Magistratura.
6to) ho capito pure che non vi è alcuna speranza che il Sistema riformi se stesso.

Morale per me: la mia insistenza nel cercare la Giustizia a tutti i costi ha portato per la mia Assistita a subire gravissimi ed irreversibili danni.




Avrei potuto non iniziare o fermarmi? Sì.

Avrei dovuto farlo? Non lo so con certezza, ma penso di no.

Prima d’iniziare il giudizio ho studiato tutta la materia (ma proprio tutta!). Nei tre gradi di giudizio ho prodotto circa 300 pagine zeppe di dottrina e giurisprudenza. La controparte non ha prodotto alcun contrario pronunciamento o intervento dottrinario, limitandosi sempre ad affermare che essendo l’esecuzione diretta dal Magistrato dell’esecuzione, costui ben poteva decidere chi far partecipare e chi non al pignoramento. Ma se l’esecuzione inizia con il pignoramento (che deve pure essere positivo, altrimenti l’esecuzione nemmeno inizia) donde proviene questo potere prima del compimento di tale atto?

Questo piccolissimo episodio dimostra come non ci sia chiarezza.

Non si può andare avanti per molto con questo sistema. In Italia ora la certezza del diritto ce l’hai solo con l’intervenuto giudicato (e senza capire perché).

Bisogna intervenire. Bisogna fare qualcosa. Si pensa solo al penale. Ma anche una sentenza civile può mutare le sorti di una vita.

avv. Cosimo Saracino
(Foro di Taranto)